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La freccia del Nord e' un treno che copre la distanza di 287 km (da Delhi a Haridwar) in una notte. Dalle dieci di sera alle 6:30 di mattina. I piu' intelligenti di voi possono calcolare la media oraria e scriverla nei commenti.
Il mio scompartimento e' tutto al femminile, viaggio con un'antropologa norvegese e due turiste israeliane. La luce dello scompartimento e' rotta, ma io ho del nastro isolante e riesco ad attaccarli sopra dei fogli di cartone per avere del buio. Ma sono troppo laggato per dormire.
Nella notte il controllore resta chiuso nel gabinetto: riesco a tirarlo fuori rompendo un angolino dello stipite, ma lo ammonisco che se non avessi avuto il biglietto l'avrei lasciato li' tutta notte. La sua risata mi ha fatto capire che ora ho un amico per la vita.
Arrivo a Haridwar alle sei, l'ora migliore per vedere i Sadhu fare la coda davanti ai templi, e per vedere i pellegrini che fanno il bagno. Trovo un angolo un po' nascosto e resto a guardare il Gange che scorre per una buona oretta. Poi uno scroscio da una fogna aperta mi tocca la mano e mi risveglia dallo stato di semi assopimento: e' ora di cercare un albergo.
Convinco i proprietari del Ganga Nahir a cambiare le lenzuola e accetto di alloggiare presso di loro. L'albergo e' a 3 metri dal Gange che scorre, dal tetto il panorama e' bellissimo.
L'hotel ha un telefono per il servizio in camera: un mio vicino di stanza (indiano) mi ha chiesto se fossi a conoscenza del numero, gli ho detto di no. Allora Ha urlato a squarciagola giu' per due piani di scale finche non si e' sentito "Niiiiiiiiiine". Quindi e' rientrato in stanza e li ha chiamati.
Qui sono cominciati tre giorni lenti ma metodici: la mattina si dorme per il residuo del jet-lag, il giorno e' troppo caldo per fare qualunque cosa, la sera si passeggia sul Gange a chiaccherare coi Sadhu e ho ricominciato, piano piano, il percorso del mio recupero fisico, dato che la mia pancia, soprattutto se paragonata a quella degli indiani, e' davvero troppa.
A Haridwar, pero', come lungo tutto il percorso-pellegrinaggio-yatra che sto facendo fino alla foce del Gange (Gangotri) non si trova ne' alcol ne' carne, per cui rimettersi in forma risulta piu' facile.
I Sadhu non possiedono niente, vivono facendo i custodi dei templi e sopravvivono con le donazioni di chi parla con loro. Ovviamente in un posto con molti pellegrini molti di loro sono furbi e cercano solo denaro, soprattutto dai turisti bianchi.
Il mio Sadhu e' in disparte: sta seduto su una coperta, e canta preghiere. Ho passato una giornata con lui a urlare odi al Gange eccheccavolo, lui ci crede veramente! Gli ho fatto una piccola donazione la seconda volta che l'ho visto (un paio di euro) e da quel momento mi ha insegnato un mucchio di canzoni.
Le ho dimenticate tutte, il sanscrito e' difficile!!! ;)
La prima cosa che vedi all'aeroporto e' sempre la statua di Ganesh.
Il primo tassista gia' mi sorprende. Gli dico che a ottobre nascera' un bambino, e lui si meraviglia sgranando gli occhi. Si gira per guardarmi mentre guida e: "Oooh another person coming, Sir".
Ma, dico io, come si fa a stupirsi ancora per il miracolo della vita in un paese con piu' di un miliardo di abitanti?
Nella prima cucina del primo bar vedo il primo topo.
Il primo signore anziano a cui cedo il passo si gira di scatto e in inglese perfetto dice: "very good idea, you are a man with very good character".
Prima trafila burocratica: ora per comprare un biglietto del treno se sei straniero devi portarti dietro il passaporto. Il mio era in albergo.
Prima fotografia non fatta: una macchina della "Delhi Traffic Police" circondata da una quarantina di riscio', a 360 gradi.
Il primo barbiere che mi rasa la faccia, come nella tradizione indiana, finisce il suo lavoro facendomi schioccare ogni osso della schiena, del collo, delle spalle, mi tira le orecchie e strofina le palpebre. E' riuscito a lavare via in 20 minuti un viaggio in treno di 8 ore e uno in aereo altrettanto lungo. Pero', per inciso, l'aereo era vuoto: sdraiarsi su una fila di 4 sedili e' stata una doppia libidine coi fiocchi.
Prima scena toccante: un bambino gioca su un tetto con un aquilone che si e' costruito. E' una borsa di plastica a cui ha legato una corda. Piu' si divertiva, nudo e sporco, piu il cuore mi si spezzava.
E poi c'e' la sensazione "frusciante", di cui mi ero dimenticato. Uno cammina in una via di un mercato, dove mucche cani e moto corrono liberi, dove ci sono mille persone a fare la spesa, e tu non tocchi dentro mai nessuno. Non c'e' contatto fisico. Mi hanno detto che perfino il gesto di saluto indiano simboleggia il non toccarsi. Io ci credo.
Il quadro di un mio amico si intitola "momenti": se l'avesse dipinto qui sarebbe stato tutto nero, perche' a furia di sovrapporre, ogni colore si sarebbe mischiato per raggiungere il nero assoluto.
Ho pensato che l'India sia una realta' che non si puo' dipingere per intero: puoi solo cogliere un particolare e procedere, nella tua testa, per induzione.
Quoto dal Corriere della Sera:
"... Il centrodestra perde Enna ma tiene Catania e coglie all'ombra dell'Etna, dopo un filotto impressionante di sconfitte consecutive (europee, regionali, amministrative), il primo vero successo dal 2001..."
Berlusconi e' il presidente del Milan ma Forza Italia si deve giustificare come l'Inter.
| Il nome del mio Pene e': Free Willy |
Calipari era sulla funivia del Cermis.
Va bene, prima le cose che fanno ridere:
1- Come in ogni viaggio, compro scarpe nuove e me le rubano: stavolta pero' sono stato avvertito e sono sceso in strada, tra riscio, auto, mucche: ho individuato l'uomo con le mie scarpe ai piedi e lo raggiungo piano piano. Mi guarda stupito e mi dice: "Oh sorry Sir, are these your shoes?". Se le toglie, me le da', e se ne va a piedi nudi. La faccia molto stupita, a sto punto, era la mia.
2- Partendo da Delhi verso Jaipur iun Vespa, ho bucato dopo dieci minuti. Compare un tipo dal NULLA, vestito con pantaloni e camicia bianca, e un gilet rosa, cambia la ruota restando immacolato e scompare come e' apparso.
3- La ruota salta un centinaio di chilometri dopo Delhi. Spingo per molto tempo la Vespa in mezzo al deserto finche non trovo un albero per appoggiarla, l'unico albero del Rajasthan. E' un albero sacro, pieno di figure di DIvinita': non la posso proprio appoggiare li'. E ridacchio da solo.
4- Per cambiare la ruota provo a raggiungere un'area di sosta. Il meccanico stacca la sua ruota dalla sua vespa e me la vende. Contentissimi tutti e due.
A questo punto si apre necessariamente un capitolo sulle aree di sosta indiane, le piu belle al mondo. Ecco come sono.
Sono tutte sterrate e sono usate dai gestori anche come pascolo di capre e galline, che puntualmente invadono l'autostrada, ma non e' un grande problema, dato che anche i pullman di linea, spesso, la percorrono contromano.
Le aree di servizio indiane non hano sedie. HANNO LETTI ALL'APERTO!!! Questa cosa mi ha commosso a tal punto da ritardare di molto sull'orario, dato che spessissimo mi sono fermato a bere the sdraiato a far nulla sotto il cielo dell'India.
Gli autogrill indiani sono il luogo migliore del mondo per chiaccherare con gli altri avventori. Se ci arrivi, ti si buttano tutti addosso, e finisci a mangiare un pranzo offerto da camionisti di Bombay che hanno ancora ore di viaggio e che ti invitano sui loro camion dove sostituiscono i sedili del copilota con tavole dove possono stare a gambe incrociate a ascoltare musica a altissimo volume senza portiere, cinture, parabrezza.
5- Un proprietario di un Internet Cafe mi ha chiesto la password per la SUA connessione.
6- Nidia (l'americana con cui sto viaggiando, anagrammate il suo nome) e' una fonte inesauribile di frasi storiche. Non riesce a leggere le caritne stradali. "Gimme a break, dude, the whole thing just look like spaghetti to me". Suo padre le ha fregato la lavatrice mentre e' via, e ha rubato la carta di credito a sua sorella per farle il regalo di matrimonio. Dice di avere preso dalla madre. Speriamo.
7- Ho conosciuto un inglese che dice di essere stato torturato dalla polizia perche vendeva extasi a Reading, e dice che gli hanno bruciato il polso proprio su tendini per bloccargli la mano, unendogli pollice a medio cosi da essere sempre distiunguibile come "wanker", sparaseghe, il peggiore insulto in Inghilterra. Dice che e' sottoposto a esperimenti di controllo mentale, e che ha sempre molti elicotteri sopra casa sua che sparanop microonde nel suo cervello dicendogli "wanker, wanker, wanker" 24 ore al giorno. Anche a Delhi ne ha sempre due che lo seguono. Io non li ho visti, ma era talmente convincente che ho alzato la testa al cielo per vedere se c'erano davvero.
E ora le cose serie. Vi scrive un uomo nuovo. I 10 chili che ho accumulato in anni di Internet, le torture che la posizione da mouse hanno inferto alla mia spalla, lo sporco alcolico e i residui di molti stravizi non esistono piu'. Tutto questo grazie al lago sacro di Pushkar.
Pushkar nasce quando Shiva, passeggiando per i cieli, si accorge di quisto posto meraviglioso nel Rajasthan centrale, e decide di cogliere un fiore dal cielo e di piantarlo per terra. Il fiore diventa un lago, e la citta' ci cresce attorno. Il posto e' talmente sacro per la cultura indiana che persino le ceneri di Gandhi (o i resti mortali del suo ultimo corpo, come ammonisce molto piu poeticamente il cartello che invita a un comportamento decoroso nei pressi del lago) sono state sparse nelle sue acque.
A Pushkar si respira un atmosfera come da nessun altra parte, e per la prima volta in tutti i miei viaggi, ho passato tre settimane in un posto solo, a occuparmi di me. Ho avuto un maestro di Yoga, giuro su Dio che era il sosia di Bin Laden, stesso sguardo, stesso turbante, stesso fisico, stesso tutto, che mi ha dato delle indicazioni fondamentali di postura e di esercizi da fare quotidianamente, e cosi ho fatto.
A Pushkar e' proibita la carne, le uova, l'alcol. Ed e' piena di gente molto speciale, con cui ho passato uno dei periodi piu spensierati dai tempi delle elementari. Tra cui, nel mio stesso piano di albergo, i seguenti viaggiatori in solitaria:
Raul. Poeta spagnolo, con gli ultimi soldi si e' comprato una casa a Zaragoza e l'ha affitata per vivere di rendita girando il mondo. Peccato che quando e' venuto in India si e' dimenticato del visto, per cui si e' sparato una 40 di ore di volo in tre giorni per tornare in spagna, avere il visto, ripartire.
Chikako: studentessa di musica classica giapponese, ha avuto uno scambio di opinioni col suo maestro sull'interpretazione di un certo filone di musica medievale e sul tipo di composizione: la sua musica evoca quasi solo paura, terrore, e il suo maestro le ha detto che e' troppo personale per essere arte. Proprio come un Blog. Allora Chikako ha deciso di stare in india un anno ad ascoltare suoni diversi, e cosi sta facendo. Chikako vuol dire "universal child". Mai nome fu scelto in modo piu oculato.
Akke: fashion designer, ex modella, 3 volte campionessa di atletica (100 metri) olandese, jet set e altre cazzate, e' la tipa piu' selvaggia al mondo. Gira l'india in moto e compra tessuti e modelli per il suo negozio di amsterdam, non dorme mai, non ha paura di niente, e' solo ossessionata dal fatto che tutti ci provino con lei perche e' troppo figa. E te lo dice in questi termini. Sara' perche non ci ho provato, sara' perche e' stata una grande fonte di ispirazione nel mio recuper fisico, sara' perche' abbiamo passato nottate a parlare di come e' buffa la psicologia di uomini e donne, e' rimasta una delle persone piu care che ho. Wanker, wanker, wanker... ;-)))
Dan, ma nessuno sa come si chiami davvero. Pastore neozelandese, ha lasciato le capre in collina per fare il suo anno sabbatico, che rischia di essere prolungato a vita intera. Gira scalzo per l'India stordendosi di ogni droga che trova sul suo cammino, crede di essere diventato santo, e che non berra' mai piu'. Per salutare, quando compare da dietro, afferra i capelli del malcapitato, tira la fronte contro la sua e urla "alright man???". E se ne va. E' completamente pazzo. Sergio: "What's cricket?". Dan: "And what's pizza, man?". Dan e' stato il primo di tutti noi a buttarsi nel lago sacro. E, unico tra tutti, ha baciato una vacca sacra in bocca slinguandola per bene. Tanto e' sacra.
Nidia, di cui ho gia parlato: si e' laureata in america in agopuntura, e' un dottore ma dice chje negli usa non ti prendonoi seriamente come dottore finche non hai 30 anni. Quindi gira l'asia in cerca di maestri di agopuntura per migliorare la sua conoscenza. Parla sempre come un film di Tarantino. Skin up one of the bad boys you've got there in your pocket, man, and let's go fuckin hit the road. Grandissima. Le curo la gamba, ha un ustione di terzo grado e diversi problemi connessi. Ci si aiuta.
Ora sono a Jaipur, cercando di fare in modo che quelli dell'Alitalia dopo avermelo promesso in cinese (Max, chiami Gigi?) mi cambino la data di ritorno. Ma non vogliono piu. E io devo riportare la Vespa a Delhi per andare a vedere benares di fretta e furia. Alitalia, acronimo per always late in take-off, always late in arrival. Non e' mia.
Ci sentiamo presto,
Sergio
Faccio fatica a capire la fretta sul lavoro, figuriamoci in vacanza. Eppure molti di quelli che sono qui passano i pochi momenti liberi a programmare quello che faranno nelle prossime ore. Per me e' diverso: mi sveglio tardissimo (a bit lagged, I must admit) e ho passato i miei pomeriggi ad ascoltare il walkman sul tetto dell albergo, guardando i ragazzini Sikh che giocano con gli aquiloni.
Proprio come Giangaleazzo, quello che mangia, beve, ...
Pigrizia assoluta: scendo dai tre piani dell'hotel per salutare i commercianti che conosco, bere un the con chi ha voglia di fare due chiacchere, torno su a sonnecchiare e a pensare a come le diverse nazionalita' attraversano le strade di Delhi.
Ecco il resoconto:
Danesi (tedeschi e scandinavi vari): ridacchiano baritonalmente di fronte all'infinito fluire di carri, riscio a motore, riscio a pedali, gente a piedi, bici stracariche di pentole o mattoni, moto e scooter, auto e camion, polizia e mendiacanti. Piuttosto che attraversare la maledetta strada, tracciano idealmente due emisferi del pianeta, e scelgono di non muoversi mai da quello su cui sono gia'.
Inglesi: si sentono ancora i padroni e sono convinti di essere riconosciuti, ammirati e obbediti dalla plebe indiana. Attraversano sicuri la strada, per finire smembrati, travolti dal primo automezzo che non ha neanche avuto bisogno di prendere bene la mira.
Giapponesi (e sud-coreani): aiutati dalla pazienza Zen restano ore a aspettare il momento propizio all'attraversamento. Se non muoiono nell'attesa, aiutati dalla loro esile figura riescono a frusciare tra il traffico e, a volte, a farcela.
Francesi: stessa reazione innocente e consapevole dei Danesi, ma sono un po' piu' furbi: cercano con gli occhi un italiano e si fanno accompagnare da lui.
Americani: vogliono attraversare con le LORO regole, per cui insistono per comperare tutta la strada. Giuro che ho visto coi miei occhi Americani discutere il prezzo. E indianini pasteggiare a ostriche e champagne dopo avergliela venduta :-)
Il buon viaggiatore fai da te tiene tutto il contenuto del suo saino in buste di plastica: permettono di mantenere la roba asciutta quando piove, ed e' piu' facile tenere tutto a portata di mano. A Milano, di domenica, gli unici negozi aperti del mio quartiere dove comprare beni di prima necessita' sono le macellerie Islamiche. Una delle buste piu recenti che mi e' capitata, mentre preparavo lo zaino e' proprio una borsa di quelle macellerie. L'arabo e' molto conosciuto anche qui. La mia borsa ha l'immagine di una mucca, e la scitta macelleria in arabo. In india. Penso sia una delle cose piu deficienti che abbia fatto nella mia vita.
Maledette macellerie islamiche... giuro che faro il pellegrinaggio alla mecca con il grembiule di Gino il porchettaro portatomi da un'amica da Ariccia.
L'altra sera si festeggiava lo Shivratri: canti e balli devozionali nei Templi Hindu tutta la notte. Shivratri vuol dire la notte di Shiva, e' la notte in cui e' diventato tutt'uno con Parvati, sua moglie. Non ho mai visto tanto colore. Tutta la zona dei templi e' coperta di fiori arancioni, migliaia di persone vestite a festa fanno la coda (la coda, in India, e' davvero una coda. Di un paio di chilometri) per cui ho passeggiato per la vecchia Delhi aspetando un'ora piu tarda nella notte, prima di entrare. Nota dolente: per paura di attentati ci sono metal detector all'entrata del Tempio. Nota positiva: i metal detector sono rigorosamente spenti, e la gente gli passa sopra, sotto, di fianco, come meglio crede.
Girando per le strade conosco il custode di un tempietto e mi metto a parlare con lui, creando una cricca di persone curiosissime che mi hanno offerto di tutto: hanno pulito un piatto dalle formiche e mi hanno invitato a mangiare con loro, per poi propormi il Bhang, sostanza psicotropa usata per i riti di Shiva. Poteva il vostro affezionatissimo non provarlo per voi? Certo che no, anzi, due volte. In realta' e' molto blando, si sentono le tempie che si scaldano, e si guiarda molto negli occhi la persona con cui si parla. La testa sta bene, e' leggera. Ma ha ragione il mio amico inglese: se si cresce a whisky e nebbia le sostanze dei fricchettoni non fanno un cazzo ;-)
A parte questo il sacerdote mi assicura che il Bhang, se preso assieme alla propria donna, favorisce molto l'intesa sessuale.
Non posso che ripensare ai miei preti, quelli che ti insegnano che ogni piacere e' sbagliato. E che sono aiutati da persone che, guarda caso, di cognome fanno "Lucchetti".
Qua i preti ti insegnano a drogarti e scopare, per essere parte della coloratissima effervescenza Hindu. Shanti, shanti, shanti.
Torno al grande tempio, la notte e' tarda, non c'e' piu coda. Solo centinaia di persone in sale a cantare al ritmo di tabla e altri strumenti mai visti. Si benedicono con rami bagnati, hanno scimitarre, adorano una statua di Shiva piantata per terra alta una decina di metri. Conosco Robin dentro alla sala della musica, e mi porta in giro per il tempio enorme. Lo segua a piedi nudi nei rivoli di fango e fiori. E mentre si insudicia, penso che sia una delle persone col cuore piu pulito e semplice che abbia conosciuto. E' della middle-class, ed e' convinto che nella prossima vita avra' una motocicletta. E non si fida a farmi tornare da solo su un riscio in albergo, non era ancora l'alba. Mi accompagna sul riscio a pedali, e salta giu a correre quando sente che chi pedala fa troppa fatica. Vuole pagare lui. Riesco, insistendo come un dannato, a pagare almeno la meta'.
Ho una Vespa!!! l'avrei noleggiata ieri, ma pioveva troppo, per cui mi sono trovato un inglese per bere qualche birra pomeridiana. E oggi ho trattato il prezzo con un vecchio in un ufficio relativamente "normale". Solo che lui alle spalle aveva un poster enorme di Kali che danza su Shiva circondata da teste mozzate, e lui si siede su una poltrona da megadirettoregenerale nella posizione del Loto. Qualunque cosa, no problem. E io ho la Vespa.
No problem.
Arrivato.
Solita sventagliata tropicale di caldo umido in faccia, occhio vigile e cuore rasta, il vostro riesce finalmente a raggiungere il suolo indiano. E a non trovare i bagagli. Trafila burocratica. Ma i bagagli non escono.
La nostra beneameta compagnia di bandiera cancella il volo per delhi, ma manda comunque i bagagli che hanno fatto il check-in, senza fare un double-check sui pasegeri che effettivamente partono. Sono pazzi. Mi promettono che i miei bagagli saranno a Delhi al mio arrivo, chiedo una copia del telex, la ottengo, ma di bagagli neanche l'ombra.
Senonche stamattina ci sono dei toc toc alla mia porta, qualcuno mi dice di scendere a telefonare al signor Kumar, dell'aeroporto di Delhi. Io gli telefono al volo, a Kumar. E lui mi dice di andare all'areoporto. E io ci vado al volo all'Indira Gandhi Airport, ma solo dopo avere bestemmiato contro l'alitalia, che NON mi manda il bagaglio in hotel.
Certe storie sono belle perche proprio perche raccontano una bella storia. Altre sono rese interessanti dai particolari. Andando all'aeroporto il mio taxi ha rallentato per colpa di un elefante in tangenziale. E ai lati della strada gruppi di scimmie mangiavano banane, seduti proprio come il loro stadio piu evoluto. La mia cintura di sicurezza non aveva l'attacco. Madri allattano figli sdraiate nell'immondizia. Tutto profuma di masala. Il mio taxi tocca la faccia di un cane. Il tassista mi fa le domande di rito: "what's your good name, are you married, what is your profession". Rispondo sinceramente a tutte e tre, un ingegnere nucleare certo non si vergogna del suo lavoro.
Mi sa che vado a farmi fare la barba.
Tutti sono attratti dalle forme rotonde: contengono qualcosa.
Possono rotolare, spesso rimbalzano.
Possono entrare in una porta e fare goal.
Se sono morbide e calde, è bello aprire la mano e accarezzare.
Ma se sono di vetro godono del privilegio di riflettere il panorama che le circonda a 360%.
Senonchè
qualche volta, forse urtate da una cameriera un po' goffa, forse
scaraventate a terra da un'anta bianca, spalancata all'improvviso per colpa del
vento del Mediterraneo, quello profumato di alghe e sale, cadono a terra e si
rompono in mille pezzi.
Così pero' ogni pezzo di vetro riflette
solo il pezzo di mondo che vede lui, la piccola porzione che
gli è concessa: e pur di fare qualcosa, comincia a raccontare la sua
storia.
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Questo è un Blog. Non dice la verità, non si
interroga sui massimi sistemi, non offre consulenza psicologica a 5
Cent, non sa farti dimagrire o capire Shakespeare. Questo Blog disegna
schizzi a matita veloce, li accartoccia, e li butta via.